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Mammografia di routine: vantaggi, ma anche 'overdiagnosis'

Mammografia di routine: vantaggi, ma anche 'overdiagnosis' - Dott. Giancarlo Tricarico

[26.4.2012] Mammografia di routine: vantaggi, ma anche 'overdiagnosis'

"The earlier (that cancer is found), the better". Lo screening dei tumori, basato su questo principio, ha contribuito a salvare molte vite umane; ma alcuni studi incominciano ora a mettere in dubbio questa certezza (almeno in tutti i casi valutati). Si sta discutendo sul rischio di overdiagnosis intesa come diagnosi di una condizione clinica che non sarebbe comunque progredita nel tempo fino a determinare la comparsa di sintomi o il decesso.
Il rischio di overdiagnosis è stato documentato in programmi di screening per alcuni tipi di tumore, incluso il cancro della mammella. Un recente studio basato su dati raccolti in Norvegia stima che i casi di cancro della mammella diagnosticati in eccesso siano compresi tra il 15% e il 25%. 'La mammografia potrebbe non essere sempre utile nello screening del tumore del seno in quanto non può distinguere tra forme cancerose progressive o non progressive': così afferma Kalager, autore principale dello studio. Infatti i ra diologi vengono istruiti a ricercare le più fini lesioni nel tentativo di riconoscere quanti più tumori possibile e permettere così di poterli curare precocemente, ma questo studio dimostra che questa pratica ha creato problemi per molte donne per una diagnosi di tumore mammario che di fatto non avrebbe provocato sintomi o un decesso. Per questo motivo Kalager ipotizza che le donne dovrebbero essere bene informate non solo sui potenziali benefici della mammografia, ma anche sui suoi possibili effetti negativi, quali stress psicologico, biopsie, interventi chirurgici, chemioterapia od ormonoterapia per malattie che non avrebbero causato sintomi. Nello studio sono stati analizzati i dati di 39.888 donne norvegesi che avevano ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario invasivo durante i 10 anni di un programma nazionale di screening iniziato nel 1995 (tasso di adesione pari al 77%) e due gruppi storici di confronto, costituiti da donne con diagnosi di carcinoma mammario ricevuto tra il 1986 e il 1995. Se l'esecuzione di routine di una mammografia fosse una pratica sempre favorevole - sostengono i ricercatori - si dovrebbe notare un significativo decremento dei casi di cancro mammario in stadio avanzato; ma ciò non si è riscontrato nelle donne alle quali era stata effettuata una mammografia. Si stima invece che, per ogni 2.500 donne sottoposte all'esame mammografico, circa 2.470 non riceveranno mai una diagnosi di cancro mammario e 2.499 non moriranno mai di carcinoma mammario. In altri termini, su 2.500 donne sottoposte a mammografia, si riuscirebbe a prevenire 1 solo caso di morte per cancro mammario, ma 6-10 donne ricadrebbero in una situazione di sovra-diagnosi. Il problema della overdiagnosis non è facile da affrontare: modificare la soglia per definire una mammografia anormale è fonte di rischi ed adottare un approccio del tipo 'watch and wait' può generare ansie nella donna e timori di accuse di malpractice nel medico. Sussiste c omunque una responsabilità etica nel comunicare questo problema alle donne che si sottopongono a screening del tumore della mammella mediante mammografia, senza peraltro generare paure o disorientamento.

Kalager M et al. Ann Intern Med 2012; 156(7): 491
Elmore JG and Fletcher SW. Ann Intern Med 2012; 156(7): 536

(Fonte: Medicina Interna 33)

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